Trent'anni e non sentirci - Ballata - 27.05.2017
Nell’ora che volgea al disìo,
di nuovo nell’avito spiazzo,
teatro di alterne fortune
teatro di alterne fortune
ma anche di qualche scazzo,
trovaronsi, dopo trent’anni,
color che in quel caro Liceo
entrarono ancora bambini
uscendone adulti ormai fatti.
Recandosi poi in luogo ameno
A meno di tutto, lo ammetto,
ruppero subito il ghiaccio,
forti di qualche spritzetto.
Andrea con maglia sgargiante,
ricordo di antiche vestigia
quando solea indossare
la cromosomata camicia.
Poi Oge, pervaso di Gazza,
comunica di sport risultati
a molti non frega una mazza
ma i lombi son già sgretolati.
Fra noi c’è uno Scary erudito
che di congiuntivo favella
e della cui foresta moglie
il Gerets si fe’ la sorella.
Poi Luca dalle mani d’oro,
di quelle ne ha fatto un tesoro,
e non per il proprio diletto
ma per curar qualche difetto.
Il Bernie ci guarda sornione
non parla se non per reazione
io penso: non è che le canne
lo han spinto assai prima in
pensione?
Poi Katya, votata al martirio,
volendo scambiare opinioni
con Bazzo, col Biga e con Benu
(?!)
buttandosi in pasto ai leoni.
Il Bazzo, poi, florilegia
Stiletta con usa sagacia
Il Benu domanda indiscreto
Il Biga, impegnato, si sgancia.
Procede intanto la sera,
fra funghi un po’ strani per
cena:
Elena allegra parlotta,
Nadia anch’essa ci lascia,
il Vice randomico appare
con l’Ale che ancor si sganascia.
La sera si nutre vorace:
ricordi di quel che è passato,
di quello che abbiam condiviso,
del nostro travaglio usato.
E Barbara, lei molto sciccosa,
saluta con un “ci si
vede”
incrocio lo sguardo di alcuni:
davvero qualcuno je crede?
Un cenno a chi poi non venne,
per noia, pe’ ignavia, per ira;
all’Elli in momento amaro,
a Gigi altrove impegnato,
a Riccardo che fu risentito,
al figlio di Ilio impigrito:
io dico “che vi siete persi”;
perché al di là di sti versi
-
con la rima che diventa assonanza
come la linea che fu e or è panza-,
è bello rivedersi e scoprire
che il vivere ci può anche scalfire
ma che lo spirito che visse
allora
niente lo può far svanire.
Ed io, “non truce e spietato”,
Seduto sul treno che torna
al mio oggi un po’ travagliato,
Vi invita - facendo le corna -
A ripeter presto l’evento
Magari pel “mezzo di cento”.
by Patrizio Fatone
by Patrizio Fatone
2008, l'Anno dei Quaranta
Per la serie, Anta e non sentirli... UN BUON COMPLEANNO A:
Vice, il 7 gennaio (1969)
Berni, l'8 febbraio (1968)
Katya, il 16 febbraio (1968)
Barbara, il 18 febbraio (1968)
Nadia, il 27 febbraio (1968)
Gerets, il 29 febbraio (1968)
Cri, il 10 marzo (1968)
Manuela, l'8 aprile (1967)
Fato, il 10 giugno (1968)
Scari, il 15 giugno (1967)
Roma, il 15 giugno (1969)
Ale E, il 30 giugno (1968)
Gary, il 1 luglio (1968)
Geco, il 3 luglio (1968)
Biga, il 22 agosto (1968)
Oge, il 23 settembre (1968)
Elena, il 28 settembre (1968)
Luca, il 9 ottobre (1968)
Biro, il 3 novembre (1968)
Vice, il 7 gennaio (1969)
Berni, l'8 febbraio (1968)
Katya, il 16 febbraio (1968)
Barbara, il 18 febbraio (1968)
Nadia, il 27 febbraio (1968)
Gerets, il 29 febbraio (1968)
Cri, il 10 marzo (1968)
Manuela, l'8 aprile (1967)
Fato, il 10 giugno (1968)
Scari, il 15 giugno (1967)
Roma, il 15 giugno (1969)
Ale E, il 30 giugno (1968)
Gary, il 1 luglio (1968)
Geco, il 3 luglio (1968)
Biga, il 22 agosto (1968)
Oge, il 23 settembre (1968)
Elena, il 28 settembre (1968)
Luca, il 9 ottobre (1968)
Biro, il 3 novembre (1968)
Dedicato ai migliori
Noi che ci divertivamo anche facendo "Strega comanda color".
Noi che le femmine ci obbligavano a giocare a "Regina reginella" e a "Campana".
Noi che facevamo "Palla Avvelenata".
Noi che giocavamo regolare a "Ruba Bandiera".
Noi che non mancava neanche "Dire Fare Baciare Lettera Testamento".
Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo "Parco Della Vittoria" e "Viale Dei Giardini".
Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
Noi che mettevamo le carte da gioco con le mollette sui raggi della bicicletta.
Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo.
Noi che "se ti faccio fare un giro con la bici nuova non devi cambiare le marce".
Noi che passavamo ore a cercare i buchi sulle camere d'aria mettendole in una bacinella.
Noi che ci sentivamo ingegneri quando riparavamo quei buchi col tip-top.
Noi che il Ciao si accendeva pedalando.
Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa.
Noi che facevamo a gara a chi masticava più Big Babol contemporaneamente.
Noi che avevamo adottato gatti e cani randagi che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca.
Noi che quando starnutivi, nessuno chiamava l'ambulanza.
Noi che i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa.
Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella...
Noi che se passavamo la palla al portiere coi piedi e lui la prendeva con le mani non era fallo.
Noi che giocavamo a "Indovina Chi?" anche se conoscevi tutti i personaggi a memoria.
Noi che giocavamo a "Forza 4".
Noi che giocavamo a "Fiori Frutta e Città (e la città con la D era sempre Domodossola).
Noi che con le 500 lire di carta ci venivano 10 pacchetti di figurine.
Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini.
Noi che ci spaccavamo le dita per giocare a Subbuteo.
Noi che avevamo il "nascondiglio segreto" con il "passaggio segreto".
Noi che giocavamo per ore a "Merda" con le carte.
Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la penna.
Noi che in TV guardavamo solo i cartoni animati.
Noi che avevamo i cartoni animati belli!
Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake e Mazinga (Goldrake, ovvio).
Noi che guardavamo "La Casa Nella Prateria" anche se metteva tristezza.
Noi che abbiamo raccontato 1.500 volte la barzelletta del fantasma formaggino.
Noi che alla messa ridevamo di continuo.
Noi che si andava a messa se no erano legnate.
Noi che si bigiava a messa.
Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
Noi che non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato sul terrazzo.
Noi che i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno.
Noi che non avevamo nemmeno il telefono fisso in casa.
Noi che si andava in cabina a telefonare.
Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola con l'albero.
Noi che le palline di Natale erano di vetro e si rompevano.
Noi che al nostro compleanno invitavamo tutti, ma proprio tutti i nostri compagni di classe.
Noi che facevamo il gioco della bottiglia tutti seduti per terra.
Noi che alle feste stavamo sempre col manico di scopa in mano.
Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo.
Noi che guardavamo film dell'orrore anche se avevi paura.
Noi che giocavamo a calcio con le pigne.
Noi che le pigne ce le tiravamo pure.
Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna e eravamo sempre sorridenti.
Noi che il bagno si poteva fare solo dopo le 4.
Noi che a scuola andavamo con cartelle da 2 quintali.
Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.
Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli.
Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma te ne dava due.
Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
Noi che internet non esisteva.
Noi che però sappiamo a memoria "Zoff Gentile Cabrini Oriali Collovati Scirea Conti Tardelli Rossi Antognoni Graziani (allenatore Bearzot)".
Noi che "Disastro di Cernobyl" vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina.
Noi che compravamo le uova sfuse, e la pizza alta un dito, con la carta del pane che si impregnava d'olio.
Noi che non sapevamo cos'era la morale, solo che era sempre quella... fai merenda con Girella!
Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.
Noi che però sapevamo che erano le 4 perché stava per iniziare "Bim Bum Bam".
Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perché c'era "Happy Days".
Noi che il primo novembre era Tutti i Santi, mica Halloween.
Che fortuna, amici!
Gentilmente inviato dall'Ale Roma, con tanti auguri di un Gran 2008 a tutti voi! :-D
Noi che le femmine ci obbligavano a giocare a "Regina reginella" e a "Campana".
Noi che facevamo "Palla Avvelenata".
Noi che giocavamo regolare a "Ruba Bandiera".
Noi che non mancava neanche "Dire Fare Baciare Lettera Testamento".
Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo "Parco Della Vittoria" e "Viale Dei Giardini".
Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
Noi che mettevamo le carte da gioco con le mollette sui raggi della bicicletta.
Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo.
Noi che "se ti faccio fare un giro con la bici nuova non devi cambiare le marce".
Noi che passavamo ore a cercare i buchi sulle camere d'aria mettendole in una bacinella.
Noi che ci sentivamo ingegneri quando riparavamo quei buchi col tip-top.
Noi che il Ciao si accendeva pedalando.
Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa.
Noi che facevamo a gara a chi masticava più Big Babol contemporaneamente.
Noi che avevamo adottato gatti e cani randagi che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca.
Noi che quando starnutivi, nessuno chiamava l'ambulanza.
Noi che i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa.
Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella...
Noi che se passavamo la palla al portiere coi piedi e lui la prendeva con le mani non era fallo.
Noi che giocavamo a "Indovina Chi?" anche se conoscevi tutti i personaggi a memoria.
Noi che giocavamo a "Forza 4".
Noi che giocavamo a "Fiori Frutta e Città (e la città con la D era sempre Domodossola).
Noi che con le 500 lire di carta ci venivano 10 pacchetti di figurine.
Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini.
Noi che ci spaccavamo le dita per giocare a Subbuteo.
Noi che avevamo il "nascondiglio segreto" con il "passaggio segreto".
Noi che giocavamo per ore a "Merda" con le carte.
Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la penna.
Noi che in TV guardavamo solo i cartoni animati.
Noi che avevamo i cartoni animati belli!
Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake e Mazinga (Goldrake, ovvio).
Noi che guardavamo "La Casa Nella Prateria" anche se metteva tristezza.
Noi che abbiamo raccontato 1.500 volte la barzelletta del fantasma formaggino.
Noi che alla messa ridevamo di continuo.
Noi che si andava a messa se no erano legnate.
Noi che si bigiava a messa.
Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
Noi che non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato sul terrazzo.
Noi che i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno.
Noi che non avevamo nemmeno il telefono fisso in casa.
Noi che si andava in cabina a telefonare.
Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola con l'albero.
Noi che le palline di Natale erano di vetro e si rompevano.
Noi che al nostro compleanno invitavamo tutti, ma proprio tutti i nostri compagni di classe.
Noi che facevamo il gioco della bottiglia tutti seduti per terra.
Noi che alle feste stavamo sempre col manico di scopa in mano.
Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo.
Noi che guardavamo film dell'orrore anche se avevi paura.
Noi che giocavamo a calcio con le pigne.
Noi che le pigne ce le tiravamo pure.
Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna e eravamo sempre sorridenti.
Noi che il bagno si poteva fare solo dopo le 4.
Noi che a scuola andavamo con cartelle da 2 quintali.
Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.
Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli.
Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma te ne dava due.
Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
Noi che internet non esisteva.
Noi che però sappiamo a memoria "Zoff Gentile Cabrini Oriali Collovati Scirea Conti Tardelli Rossi Antognoni Graziani (allenatore Bearzot)".
Noi che "Disastro di Cernobyl" vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina.
Noi che compravamo le uova sfuse, e la pizza alta un dito, con la carta del pane che si impregnava d'olio.
Noi che non sapevamo cos'era la morale, solo che era sempre quella... fai merenda con Girella!
Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.
Noi che però sapevamo che erano le 4 perché stava per iniziare "Bim Bum Bam".
Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perché c'era "Happy Days".
Noi che il primo novembre era Tutti i Santi, mica Halloween.
Che fortuna, amici!
Gentilmente inviato dall'Ale Roma, con tanti auguri di un Gran 2008 a tutti voi! :-D
La Ballata della Quintabi
Ciao a tutti.
Quello che segue è un resoconto poetato, fra il serio e il faceto, della serata. È anche un omaggio alla tradizione degli stornelli romani, mia città d'adozione.
Scusate se alcune battute potranno sembrare cattive, col rischio di ferire qualcuno: in realtà la colpa è dello spiritello biricchino e dispettoso che ancora abita dentro di me e che, nonostante gli anni, sembra non se ne voglia andare... io non faccio alcunché per sfrattarlo, d'altro canto...
Chiedo comunque preventivamente scusa, sappiate che vi voglio bene indistintamente (oggi sono più ecumenico del papa).
Fato
La Ballata della Quintabi
Con l'auto svolto per l'Abbiategrasso,
i compagnucci sono ormai ad un passo.
Per l'emozione, oltre al fiato grosso
il cuore batte forte, a più non posso.
Vedo la vecchia scuola che è la stessa
uguale a quando allor ce l'hanno messa;
sull'angol di via Dini una manciata
di gente che se fa 'na chiaccherata.
Col clacson do 'na botta, ed un sorriso
compare svelto svelto sul mio viso.
Parcheggio, scendo, abbraccio e lancio baci,
li guardo tutti con occhi voraci.
C'è Biro che me pare Briatore
della serata sembra il promotore:
non volea foto o video de famija
e s'è portato in loco moje e fija.
Lorenzo lo saluto e resta fermo
starà pensando ancora a sant'Anselmo;
Scary è col casco in mano e la lambretta
per andar in città a tutta manetta.
Mi volto e vedo un cabrio birichino:
chi è il proprietario di 'sto gioiellino?
Vedo il buon Gerets che sghignazza:
me lo vedo, sul bolide, con mignottazza.
Poi vedo una ragazzetta piccola e cazzuta
la chioma nera è quella conosciuta:
è Nadia che d'a palestra è la reggina
perché al lavoro trinca caffeina.
Da Jesi è arrivata stamattina
la Romanin che è sempre sbarazzina;
per nun mancà all'incontro, la tapina
ha soggiornato in piazza, su 'na panchina .
Arriva Cri con l'auto: c'ha 'na gabbia
nun è che porta 'a Cervi co' la rabbia?
Poi Katya, che ha chiamato mezzo monno:
n'artro po' me resuscitava er nonno.
Il Gieco, un po' incazzato e c'ha raggione:
nun c'ha più i tre gemelli nel panzone.
Mo' se li porta al mare, giù in Sardegna:
je tocca lavorà, altro che fregna.
Co' gli altri parlo - male - di chi manca:
di Oge con la Gazza sulla panca.
Di Elena, la Bea, Gary e Storelli,
Refaldi-Brummel e, buon'ultima, la Elli.
Di lontano vedo un uomo tutto scuro,
mi gratto un po' pe' stare più sicuro:
ma è il Kawa, che col suo passo lento,
me fa' sparì del tutto lo spavento.
A ruota arriva assai pimpante
il Biga, che non abita distante.
L'occhiale sopra il naso più nun pende:
pe' forza, mo' è quello che li vende.
Anche Herbert arriva ma... che delusione!
Non porta il fumo bbono alla riunione.
A questo punto ce ne annamo via
aspetteremo gli artri in birreria.
Non son ancora giunto ed un ruggito
me fa capì che è apparso chi è sparito,
pensavo fosse andato alla Tortuga
invece cura i bozzi, il nostro Luca.
Più in là scorgo un tipo molto londinese
il Bazzo, an vedi, tutto fino fino
però lo becco, e pure a più riprese
a rimirar di Katya il balconcino.
In coppia come due carabinieri
si muovono fra echi di rivoluzioni e pizzi,
so' passati vent'anni e sembra ieri
ma sempre uguali, Previdi e Lavezzi.
Se famo due tartine e 'na birretta
finché alle nove piano piano usciamo
fuori troviamo un tipo e una bimbetta,
che parla più del babbo - il Benu ... strano?!
Andiamo in pizzeria ed è arrivata
'na tipa fresca fresca di poppata;
saluta sta mezz'ora e va via in taxi:
ma chisse crede d'esse? ... ah, è la Bassi.
Mandiamo Scary con la sua Lambretta:
"prenota un tavolo al Tubbetto";
poi si decide invece de magnà 'na fetta
de cocomero, con Marco che c'aspetta.
Ancora chiacchere, ancora du' stronzate
e so' le due de notte, sei ore so' volate.
Ce ritroviamo in Piazza a salutarci
Nun ce diciamo "addio" ma "arrivederci".
Pe' chiude questa storia, la morale:
A sta serata nun je avrei dato n'euro
invece nun s'è stato affatto male,
che dite, ne famo n'antra anche a Natale?
Quello che segue è un resoconto poetato, fra il serio e il faceto, della serata. È anche un omaggio alla tradizione degli stornelli romani, mia città d'adozione.
Scusate se alcune battute potranno sembrare cattive, col rischio di ferire qualcuno: in realtà la colpa è dello spiritello biricchino e dispettoso che ancora abita dentro di me e che, nonostante gli anni, sembra non se ne voglia andare... io non faccio alcunché per sfrattarlo, d'altro canto...
Chiedo comunque preventivamente scusa, sappiate che vi voglio bene indistintamente (oggi sono più ecumenico del papa).
Fato
La Ballata della Quintabi
Con l'auto svolto per l'Abbiategrasso,
i compagnucci sono ormai ad un passo.
Per l'emozione, oltre al fiato grosso
il cuore batte forte, a più non posso.
Vedo la vecchia scuola che è la stessa
uguale a quando allor ce l'hanno messa;
sull'angol di via Dini una manciata
di gente che se fa 'na chiaccherata.
Col clacson do 'na botta, ed un sorriso
compare svelto svelto sul mio viso.
Parcheggio, scendo, abbraccio e lancio baci,
li guardo tutti con occhi voraci.
C'è Biro che me pare Briatore
della serata sembra il promotore:
non volea foto o video de famija
e s'è portato in loco moje e fija.
Lorenzo lo saluto e resta fermo
starà pensando ancora a sant'Anselmo;
Scary è col casco in mano e la lambretta
per andar in città a tutta manetta.
Mi volto e vedo un cabrio birichino:
chi è il proprietario di 'sto gioiellino?
Vedo il buon Gerets che sghignazza:
me lo vedo, sul bolide, con mignottazza.
Poi vedo una ragazzetta piccola e cazzuta
la chioma nera è quella conosciuta:
è Nadia che d'a palestra è la reggina
perché al lavoro trinca caffeina.
Da Jesi è arrivata stamattina
la Romanin che è sempre sbarazzina;
per nun mancà all'incontro, la tapina
ha soggiornato in piazza, su 'na panchina .
Arriva Cri con l'auto: c'ha 'na gabbia
nun è che porta 'a Cervi co' la rabbia?
Poi Katya, che ha chiamato mezzo monno:
n'artro po' me resuscitava er nonno.
Il Gieco, un po' incazzato e c'ha raggione:
nun c'ha più i tre gemelli nel panzone.
Mo' se li porta al mare, giù in Sardegna:
je tocca lavorà, altro che fregna.
Co' gli altri parlo - male - di chi manca:
di Oge con la Gazza sulla panca.
Di Elena, la Bea, Gary e Storelli,
Refaldi-Brummel e, buon'ultima, la Elli.
Di lontano vedo un uomo tutto scuro,
mi gratto un po' pe' stare più sicuro:
ma è il Kawa, che col suo passo lento,
me fa' sparì del tutto lo spavento.
A ruota arriva assai pimpante
il Biga, che non abita distante.
L'occhiale sopra il naso più nun pende:
pe' forza, mo' è quello che li vende.
Anche Herbert arriva ma... che delusione!
Non porta il fumo bbono alla riunione.
A questo punto ce ne annamo via
aspetteremo gli artri in birreria.
Non son ancora giunto ed un ruggito
me fa capì che è apparso chi è sparito,
pensavo fosse andato alla Tortuga
invece cura i bozzi, il nostro Luca.
Più in là scorgo un tipo molto londinese
il Bazzo, an vedi, tutto fino fino
però lo becco, e pure a più riprese
a rimirar di Katya il balconcino.
In coppia come due carabinieri
si muovono fra echi di rivoluzioni e pizzi,
so' passati vent'anni e sembra ieri
ma sempre uguali, Previdi e Lavezzi.
Se famo due tartine e 'na birretta
finché alle nove piano piano usciamo
fuori troviamo un tipo e una bimbetta,
che parla più del babbo - il Benu ... strano?!
Andiamo in pizzeria ed è arrivata
'na tipa fresca fresca di poppata;
saluta sta mezz'ora e va via in taxi:
ma chisse crede d'esse? ... ah, è la Bassi.
Mandiamo Scary con la sua Lambretta:
"prenota un tavolo al Tubbetto";
poi si decide invece de magnà 'na fetta
de cocomero, con Marco che c'aspetta.
Ancora chiacchere, ancora du' stronzate
e so' le due de notte, sei ore so' volate.
Ce ritroviamo in Piazza a salutarci
Nun ce diciamo "addio" ma "arrivederci".
Pe' chiude questa storia, la morale:
A sta serata nun je avrei dato n'euro
invece nun s'è stato affatto male,
che dite, ne famo n'antra anche a Natale?
Ultima Fila
A proposito di registri di classe...
RAPPORTI ESILARANTI: autentici rapporti di classe e personali registrati sui registri scolastici.
L'alunno S. C. lascia l'aula prima dell'orario di uscita dopo aver fotografato la lavagna con il cellulare sostenendo che avrebbe riesaminato la lezione a casa sua.
L'alunno A., assente dall'aula dalle ore 12.03, rientra in classe alle ore 12.57 con un nuovo taglio di capelli.
Gli alunni M. P. e D. A. dopo aver rubato diversi gessetti dalla lavagna di classe, simulano durante la lezione l'uso di sostanze stupefacenti tramite carte di credito e banconote arrotolate, tentando inoltre di vendere le sopracitate finte sostanze ai propri compagni. A mia insistente richiesta di smetterla vengo incitato a provare pure io per non avere così tanti pregiudizi.
La classe non mostra rispetto per l'illustre filosofo Pomponazzi e ne altera il nome in modo osceno.
L'alunno M. dopo la consegna del pagellino da far firmare ai genitori riconsegna il pagellino firmato 2 minuti dopo. Sospetto che la firma non sia autentica.
Il crocefisso dell'aula è stato rovinato. Il Cristo ora porta la maglia della nazionale.
L'alunno A. durante l'intervallo intrattiene dalla finestra dell'aula gli alunni dell'istituto imitando Benito Mussolini, munito di fez e camicia nera, presentando una dichiarazione di guerra all'istituto chesta dall'altra parte della strada.
Dopo aver fatto scena muta durante l'interrogazione di geografia astronomica V. chiede di avvalersi dell'aiuto del pubblico.
L'alunno M. G. al termine della ricreazione sale sul bancone adiacente la cattedra e dopo aver gridato "Ondaaaa energeticaa!!!" emette un rutto notevole che incita la classe al delirio collettivo.
Facendo l'appello e notando l'assenza dell'alunno S., mi viene detto dall'alunno C. di non preoccuparmi. Quest'ultimo estrae il portafoglio, lo apre e simulando di parlare ad una terza persona urla "Scotty: teletrasporto!". Con fragorosi effetti sonori fatti con la bocca, l'alunno S. fuoriesce dall'armadio.
L'alunno L.P. durante l'ora di educazione fisica insegue le compagne di classe sventolando in aria lo scopino del water.
L'alunno L.P. durante la lezione di educazione fisica usa la pertica come simbolo fallico.
Si espelle dall'aula l'alunna M. Ilaria perché ha ossessivamente offeso la compagna Sabatino Domenica chiamandola Week End.
Gli alunni M. e P. incendiano volontariamente le porte dei bagni femminili per costringere le ragazze ad utilizzare il bagno maschile.
L'alunno è entrato in aula, dopo essere stato per 20 minuti al bagno, aprendo la porta con un calcio; ha fatto una capriola e ha puntato un'immaginaria pistola verso l'insegnate dicendo "ti dichiaro in arresto nonnina!".
L'alunno giustifica l'assenza del giorno precedente scrivendo "credevo fosse domenica".
T., L. e B. chiudono in bagno una loro compagna perché ritenuta da loro un "cesso".
Gli alunni B. e B. durante l'ora di italiano compiono irrispettosi esperimenti di balistica usando proiettili di carta e saliva (stoppini) contro il ritratto dell'Onorevole Presidente della Repubblica Ciampi. Si giustificano dicendo di necessitare un bersaglio.
L'alunno M.B. sprovvisto di fazzoletti si sente autorizzato a strappare una pagina della Divina Commedia per soffiarsi il naso.
P. non svolge i compiti e alla domanda "Per quale motivo?" risponde "Io c'ho una vita da vivere".
Gli alunni B. e N. simulano un omicidio in classe, il primo si è steso a terra, il secondo disegna la sagoma.
L'alunno M. ha fatto l'ennesima scena muta dicendo che risponderà solo in presenza del suo avvocato.
Si segnala mancanza del Crocifisso, occultato dalla classe, al suo posto cartello recante le parole "torno subito".
L'alunno M. (egiziano, n.d.r.), continua a ripetere la parola "ano" poiché R. l'ha convito che significhi "dito".
Gli alunni P. e A. alle ore 10.25 escono dall'armadio.
Gentilmente offerto da Luca ;-)
L'alunno S. C. lascia l'aula prima dell'orario di uscita dopo aver fotografato la lavagna con il cellulare sostenendo che avrebbe riesaminato la lezione a casa sua.
L'alunno A., assente dall'aula dalle ore 12.03, rientra in classe alle ore 12.57 con un nuovo taglio di capelli.
Gli alunni M. P. e D. A. dopo aver rubato diversi gessetti dalla lavagna di classe, simulano durante la lezione l'uso di sostanze stupefacenti tramite carte di credito e banconote arrotolate, tentando inoltre di vendere le sopracitate finte sostanze ai propri compagni. A mia insistente richiesta di smetterla vengo incitato a provare pure io per non avere così tanti pregiudizi.
La classe non mostra rispetto per l'illustre filosofo Pomponazzi e ne altera il nome in modo osceno.
L'alunno M. dopo la consegna del pagellino da far firmare ai genitori riconsegna il pagellino firmato 2 minuti dopo. Sospetto che la firma non sia autentica.
Il crocefisso dell'aula è stato rovinato. Il Cristo ora porta la maglia della nazionale.
L'alunno A. durante l'intervallo intrattiene dalla finestra dell'aula gli alunni dell'istituto imitando Benito Mussolini, munito di fez e camicia nera, presentando una dichiarazione di guerra all'istituto chesta dall'altra parte della strada.
Dopo aver fatto scena muta durante l'interrogazione di geografia astronomica V. chiede di avvalersi dell'aiuto del pubblico.
L'alunno M. G. al termine della ricreazione sale sul bancone adiacente la cattedra e dopo aver gridato "Ondaaaa energeticaa!!!" emette un rutto notevole che incita la classe al delirio collettivo.
Facendo l'appello e notando l'assenza dell'alunno S., mi viene detto dall'alunno C. di non preoccuparmi. Quest'ultimo estrae il portafoglio, lo apre e simulando di parlare ad una terza persona urla "Scotty: teletrasporto!". Con fragorosi effetti sonori fatti con la bocca, l'alunno S. fuoriesce dall'armadio.
L'alunno L.P. durante l'ora di educazione fisica insegue le compagne di classe sventolando in aria lo scopino del water.
L'alunno L.P. durante la lezione di educazione fisica usa la pertica come simbolo fallico.
Si espelle dall'aula l'alunna M. Ilaria perché ha ossessivamente offeso la compagna Sabatino Domenica chiamandola Week End.
Gli alunni M. e P. incendiano volontariamente le porte dei bagni femminili per costringere le ragazze ad utilizzare il bagno maschile.
L'alunno è entrato in aula, dopo essere stato per 20 minuti al bagno, aprendo la porta con un calcio; ha fatto una capriola e ha puntato un'immaginaria pistola verso l'insegnate dicendo "ti dichiaro in arresto nonnina!".
L'alunno giustifica l'assenza del giorno precedente scrivendo "credevo fosse domenica".
T., L. e B. chiudono in bagno una loro compagna perché ritenuta da loro un "cesso".
Gli alunni B. e B. durante l'ora di italiano compiono irrispettosi esperimenti di balistica usando proiettili di carta e saliva (stoppini) contro il ritratto dell'Onorevole Presidente della Repubblica Ciampi. Si giustificano dicendo di necessitare un bersaglio.
L'alunno M.B. sprovvisto di fazzoletti si sente autorizzato a strappare una pagina della Divina Commedia per soffiarsi il naso.
P. non svolge i compiti e alla domanda "Per quale motivo?" risponde "Io c'ho una vita da vivere".
Gli alunni B. e N. simulano un omicidio in classe, il primo si è steso a terra, il secondo disegna la sagoma.
L'alunno M. ha fatto l'ennesima scena muta dicendo che risponderà solo in presenza del suo avvocato.
Si segnala mancanza del Crocifisso, occultato dalla classe, al suo posto cartello recante le parole "torno subito".
L'alunno M. (egiziano, n.d.r.), continua a ripetere la parola "ano" poiché R. l'ha convito che significhi "dito".
Gli alunni P. e A. alle ore 10.25 escono dall'armadio.
Gentilmente offerto da Luca ;-)
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