Trent'anni e non sentirci - Ballata - 27.05.2017
Nell’ora che volgea al disìo,
di nuovo nell’avito spiazzo,
teatro di alterne fortune
teatro di alterne fortune
ma anche di qualche scazzo,
trovaronsi, dopo trent’anni,
color che in quel caro Liceo
entrarono ancora bambini
uscendone adulti ormai fatti.
Recandosi poi in luogo ameno
A meno di tutto, lo ammetto,
ruppero subito il ghiaccio,
forti di qualche spritzetto.
Andrea con maglia sgargiante,
ricordo di antiche vestigia
quando solea indossare
la cromosomata camicia.
Poi Oge, pervaso di Gazza,
comunica di sport risultati
a molti non frega una mazza
ma i lombi son già sgretolati.
Fra noi c’è uno Scary erudito
che di congiuntivo favella
e della cui foresta moglie
il Gerets si fe’ la sorella.
Poi Luca dalle mani d’oro,
di quelle ne ha fatto un tesoro,
e non per il proprio diletto
ma per curar qualche difetto.
Il Bernie ci guarda sornione
non parla se non per reazione
io penso: non è che le canne
lo han spinto assai prima in
pensione?
Poi Katya, votata al martirio,
volendo scambiare opinioni
con Bazzo, col Biga e con Benu
(?!)
buttandosi in pasto ai leoni.
Il Bazzo, poi, florilegia
Stiletta con usa sagacia
Il Benu domanda indiscreto
Il Biga, impegnato, si sgancia.
Procede intanto la sera,
fra funghi un po’ strani per
cena:
Elena allegra parlotta,
Nadia anch’essa ci lascia,
il Vice randomico appare
con l’Ale che ancor si sganascia.
La sera si nutre vorace:
ricordi di quel che è passato,
di quello che abbiam condiviso,
del nostro travaglio usato.
E Barbara, lei molto sciccosa,
saluta con un “ci si
vede”
incrocio lo sguardo di alcuni:
davvero qualcuno je crede?
Un cenno a chi poi non venne,
per noia, pe’ ignavia, per ira;
all’Elli in momento amaro,
a Gigi altrove impegnato,
a Riccardo che fu risentito,
al figlio di Ilio impigrito:
io dico “che vi siete persi”;
perché al di là di sti versi
-
con la rima che diventa assonanza
come la linea che fu e or è panza-,
è bello rivedersi e scoprire
che il vivere ci può anche scalfire
ma che lo spirito che visse
allora
niente lo può far svanire.
Ed io, “non truce e spietato”,
Seduto sul treno che torna
al mio oggi un po’ travagliato,
Vi invita - facendo le corna -
A ripeter presto l’evento
Magari pel “mezzo di cento”.
by Patrizio Fatone
by Patrizio Fatone
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